Atto primo: La Principessa celata

“Le Amazzoni non sono come noi, sono delle reiette! Perché insegni ai nostri bambini che fanno parte della nostra gente? Le Amazzoni sono donne grevi, rozze e brute senza alcun rispetto per i modi civili”. La domanda risuonò per il colonnato, attenuata solo dal mormorio della folla.

Tutti gli occhi si voltarono per guardare l’impudente moglie del magistrato. “Non possiedono alcuna sensibilità e finezza, inoltre hanno anche poco rispetto per l’onore” continuò la donna

Impassibile, il filosofo rispose “Le Amazzoni sono i nostri occhi, le nostre orecchie e le prime a mettere in gioco la loro vita quando il nemico è alle porte. Potranno avere un diverso senso dell’onore ma restano sempre un nobile popolo. Ascoltate voi tutti perché ora vi narrerò la storia di una campionessa poco ricordata nella nostra storia, colei che è ancora considerata un esempio nella tradizione delle Amazzoni. Vi narrerò la storia di Kydoime”.

La sua storia ebbe inizio ancor prima della sua nascita quando sua madre, la Regina della tribù di Amazzoni delle Spose del Sangue, fece ritorno da una battaglia contro il popolo senza dio, i Mortan e trovò l’accampamento della sua tribù completamente devastato.

Erta su ciò che rimaneva delle sue figlie, la Regina Myrina levò la spada verso il cielo quasi a volerlo perforare e chiamò gli dei a rendere conto di quella tragedia. “Venata! Mostrati se hai coraggio! Io ti maledico, puttana degli dei!”.

Contro ogni aspettativa uno scintillante avatar della dea Venata si materializzò, torreggiando sopra Myrina. Ma la regina non fu intimidita e gridò all’apparizione, “Per il volere degli dei ho forgiato e condotto la più grande alleanza di tribù della storia a combattere i vostri nemici e vi ho portato una vittoria!”.

L’avatar parlò in una voce che suonava come migliaia di dolci sussurri, “Benedetta sia tu Myrina e grandi le tue gesta. La tua devozione non è passata inosservata”.

“Inosservata!” Myrina ribolliva di rabbia “Allora perché le nostre preghiere non sono state ascoltate? Le nostre preghiere, che vi supplicavano di proteggere la nostra tribù mentre noi facevamo il vostro sporco lavoro? Che siamo noi? Bestiame al cospetto degli dei?”

“Nemmeno gli dei possono essere ovunque in ogni momento Myrina. Piangiamo per la tua tragedia ma sappi questo: avrai altre figlie e avrai conforto negli anni a venire”.

Ma la Regina non trovò consolazione in quelle parole. Alzò i corpi delle sue figlie verso il cielo e gridò “Io vi maledico! Per i poteri degli dei oscuri, i demoni degli inferi e per il Distruttore! Sia dannata tu e tutti gli Asrae, io rinuncio a voi per l’eternità!”.

Ci fu un silenzio attonito e le seguaci di Myrina tremarono al pensiero del tremendo castigo per quella blasfemia. “Sicché vedremo come la tua tribù se la caverà senza la benevolenza degli Asrae”. E con quello l’avatar sparì.

Da quel giorno le sorti delle Spose del Sangue furono in declino. Povertà, carestie e pestilenze erano la loro sorte mentre davano la caccia ai mostri dei Banebrood che avevano massacrato le loro famiglie. All’inizio la tribù si radunò intorno a Myrina e dopo sei mesi di caccia e investigazione scoprì che un’orda di Banebrood guidata da un mostro conosciuto come la Chimera era responsabile della moria al campo. Tuttavia come la caccia andava avanti e gli anni passavano numerose famiglie disertavano e le matriarche dei maggiori clan perdevano fiducia finché dopo otto anni di caccia erano rimasti solo Myrina e la sua guardia personale a perseguire l’intento.

Come Venata aveva predetto, Myrina aveva dato alla luce un’altra figlia, una bimba di oramai sette estati. Al fine di mettere in salvo la bambina la sorella di Myrina, Amynthia si accordò in segreto con le matriarche dei clan: in cambio della salvezza della bambina avrebbe dovuto drogare la Regina Myrina. Mentre la tribù, oramai ridotta all’osso e demoralizzata si portava nei pressi dell’antro della Chimera le matriarche dei clan, guidate dalla Matriarca Ophelia si rivoltarono contro la regina. Myrina fu legata al suolo e sacrificata in onore di Venata.

Amynthia scelse dei nuovi nomi per lei e la nipote ed entrambe scivolarono nell’oscurità. Kydoime divenne Desdemona e tre anni dopo furono accettate nella tribù delle Ombre di Stella.
Come la maggior parte delle vergini amazzoni Desdemona diede prova di essere una devota iniziata di Parthenia e sei anni dopo aveva raggiunto l’età per dare alla luce delle figlie. La mala sorte aleggiava però sempre su di lei e non riuscì a trovare un partner adatto per darle prole. Desdemona si dedicò quindi anima e corpo ad Altythia, Dea della Battaglia, e apprese l’uso del giavellotto e il pelta come schermagliatrice. In ogni impresa in cui si impegnava Desdemona eccelleva sempre anche se la sfortuna sembrava seguirla da vicino come un’ombra. Presto le altre sorelle guerriere presero a chiamarla “Sfortunata” o peggio: “la Maledetta”.

Raggiunte le venti estati Desdemona prese parte alle sortite per catturare gli schiavi-compagni. Il villaggio di Phretos lungo le rive della parte superiore del fiume Halocine si rivelò fatidico durante una di quelle sortite. Mentre le Amazzoni irrompevano al galoppo nel villaggio lo trovarono sotto attacco di un’altra armata. Kydoime si distinse quel giorno poiché sconfisse il suo primo nemico in battaglia, seguito da altri otto. Accade anche però che nel turbinio della battaglia un lancio sfortunato andasse a trafiggere con un giavellotto due delle sue sorelle guerriere, uccidendola in un sol colpo. L’elmo incantato che trovò quella notte tra le spoglie dei nemici non le portò alcuna gioia, al contrario sembrava un crudele scherzo degli dei e pregò perché si prendessero la sua vita in cambio di quella della sorella che aveva ucciso.


Duemila miglia verso il calar del sole, sui Monti Phanatol la testa di leone della Chimera ringhiava mentre quella di capra sputava allo sciamano che giocherellava con pezzi di carne umana facendoli penzolare fuori dalla portata della bestia. “Si mia bellezza affamata, sei cresciuta forte e grande e desideri lasciare tuo padre. Però devi ancora imparare l’importanza dell’astuzia prima che io ti lasci libera”. La Chimera mugugnò in risposta graffiando freneticamente con i suoi artigli i muri del pozzo in cui era rinchiusa. Lo sciamano Orgroth scosse la testa da bisonte e prese ad emettere un canto gutturale dalla profondità della gola calmando l’abominio fino a farlo addormentare.


Forse fu ancora un colpo di sfortuna, o forse gli dei erano semplicemente annoiati, perché quando Desdemona compì 17 anni la sua tribù, le Ombre di Stella, incrociò il cammino con le Spose del Sangue. Sua zia Amynthia fu riconosciuta dalla Matriarca Ophelia che, venendo meno alla parola data molti anni prima, non esitò a smascherarle.
Chiamata al cospetto della Regina delle Ombre di Stella, Amynthia fu interrogata. Ogni Amazzone era a conoscenza della storia della folle Regina Myrina, e mai nessuna avrebbe mai acconsentito a mischiare la propria sorte con la figlia della blasfema e decaduta Regina.
A malincuore la Regina delle Ombre di Stella pronunciò il suo verdetto: “Amynthia, sebbene tu non abbia arrecato alcun male di tua sponte alla nostra tribù, tu e Desdemona ci avete ingannate. Non possiamo possiamo accettare tra di noi la prole maledetta di un’apostata. All’alba dovrete partire per non fare più ritorno”.

Kydoime decise che la sua vita non avrebbe mai più dovuto nuocere a nessun altro. Raccolse i suoi pochi averi e disse addio anche ad Amynthia. Mentre le lacrime le solcavano il viso, gli occhi scuri presero uno sguardo determinato. Abbracciò la zia dicendole: “Tu mi hai salvata e protetta, ora io salvo te da un infausto destino. Torna tra le nostre genti, và!”
Girò la cavalcatura e la spronò, galoppò attraverso le steppe di Kara Josh dirigendosi verso in futuro incerto. Prima di partire, nel buio di quella notte velata, fece visità alla Matriarca Ophelia, colei che aveva architettato l’assassinio di sua madre. Decise di legare la sua desta sanguinante alla coda della cavalcatura delle matriarca, valutò che le feci della bestia, che battevano sul suo cranio prima di finire a terra, fossero una giusta dose di oltraggio e castigo.

Scoperto lo scempio un drappello di cacciatrici seguì le tracce di Kydoime fino a quel mastodontico mucchio di letame noto come la città di Azendia. Lì, la fuggitiva fece perdere le sue tracce tingendosi i capelli e fingendosi una ballerina in un’osteria per svariati mesi.

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